psicomotricità

09 Ottobre 2020

Psicomotricità Relazionale, ne abbiamo parlato con la Dott.ssa Donadel


Abbiamo incontrato la Psicomotricista Claudia Donadel e le abbiamo posto alcune domande per conoscere meglio la psicomotricità e riuscire a sciogliere alcuni dubbi dei genitori.
Ci ha svelato sin da subito un punto cardine di questa disciplina: la psicomotricità si basa su un concetto fondamentale e cioè che la personalità del bambino si sviluppa attraverso l’esperienza che fa con il proprio corpo.
Attraverso il gioco e il movimento i bambini esprimono se stessi, ma anche ciò di cui hanno bisogno, sviluppando autonomia e sicurezza.
Per saperne di più, leggete l’intervista alla Dott.ssa Claudia Donadel.

1. Quanto è importante il Movimento nella crescita psicofisica di un bambino?
La psicomotricità si basa su un concetto fondamentale e cioè che la personalità del bambino si sviluppa attraverso l’esperienza che fa con il proprio corpo. Nel movimento e attraverso il gioco il bambino ci racconta la sua storia, la sua situazione attuale e le sue aspirazioni future. Nel Gioco Sensomotorio (di movimento) sperimenta le sue capacità, migliora le sue abilità e raggiunge oltrepassando alcuni limiti uno stato di potenziale attivo che lo fa desiderare, lo rilancia verso nuove sensazioni. Grazie al Gioco simbolico il bambino rappresenta ciò di cui ha bisogno e attraverso la dinamica del “come se..” trasforma l’oggetto, la situazione, la relazione che sta vivendo in qualcosa che lo soddisfa.

2. Quali sono le maggiori difficoltà che riscontrano i bambini oggi?
Il bambino oggi è molto spesso calato in realtà con ritmi e spazi molto compressi. Le attività spesso molto strutturate e ricche di stimoli costringono il bambino in un tempo concitato, veloce. Gli spazi allo stesso tempo risultano essere poco adeguati per permettere al bambino di vivere il proprio corpo e il proprio movimento in maniera spontanea. Nelle sedute di psicomotricità lo spazio è inteso come luogo, dove i bambini vivono il piacere del movimento in condizioni di sicurezza fisica e affettiva; come tempo-spazio in cui, l’identità del bambino “si dice”, “si racconta”, “si riconosce” e “si esprime”.

3. A chi si rivolge la psicomotricità Relazionale?
La Psicomotricità Relazionale è rivolta a tutti i bambini che desiderano vivere un momento di crescita, un gioco di relazione autentico. Allo stesso tempo permette ai genitori di conoscere e comprendere meglio il proprio bambino attraverso i momenti di confronto con lo psicomotricista. I bambini in età tra i 3 e i 6 anni sono al culmine della loro espressione di gioco, senso motorio, simbolico e di relazione. Attraverso gli oggetti semplici e destrutturati come il cerchio la palla, le corde, le stoffe andremo ad offrire un valido strumento di sperimentazione creatività e condivisione.

4. In cosa può essere di supporto l’attività di psicomotricità?
Lo sviluppo psico-affettivo del bambino non è mai lineare e molto spesso possiamo notare che nei momenti di cambiamento e quindi di passaggio ad una tappa successiva il bambino regredisce, oppure possono impegnarlo eccessivamente dal punto di vista emozionale, costrigendolo a sottrarre energie e investimento nelle aree di sviluppo, impoverendo così le sue potenzialità. È importante quindi osservare ed ascoltare il bambino: molte volte manifesta il bisogno di una relazione di maggiore o minore coinvolgimento da parte dell’adulto.
Nel percorso di Psicomotricità suggeriamo, attraverso il gioco, strategie per superare le criticità in modo sempre più autonomo, incrementando la sicurezza nelle proprie capacità e la stima di sé stessi.

Per info sui corsi di Psicomotricità, presso la sede di San Vendemiano:
Tel. 0438 451711 | sanvendemiano@physiomedgroup.it